Cued Speech… cosa è?

Da pochi mesi siamo coinvolte in un nuovo progetto molto stimolante sul Cued Speech (scheda progetto).

Per capire di cosa stiamo parlando facciamo un piccolo passo indietro e proviamo a contestualizzare questo concetto.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, 466 milioni di persone in tutto il mondo sono affette di disabilità uditiva, 34 milioni dei quali sono bambini. Si stima che entro il 2050, il numero di persone con una disabilità uditiva possa arrivare ad oltre 900 milioni di persone.

Nel corso della storia, l’uomo è riuscito a sviluppare delle soluzioni per superare la barriera della mancanza di udito e per riuscire a comunicare. La lingua dei segni è nata proprio per rispondere a tale esigenza, in quanto i segni permettono una comunicazione spontanea, completa e veloce.

La lingua dei segni è indispensabile per la crescita, lo sviluppo e la vita comunicativa dei sordi. È l’unica in grado di soddisfare pienamente tutte le crescenti necessità cognitive, comunicative ed espressive delle persone sorde e non.

La differenza fondamentale tra le lingue vocali e le lingue dei segni è da ricercare nella modalità di trasmissione: acustico-vocale per le prime, visivo-gestuale per le seconde.

Anche se la lingua dei segni si basa sull’utilizzo di segni, ciò non vuol dire che il sordo sia privo della parola: il suo apparato fono-articolatorio è integro ma non è in grado di imitare e riprodurre i suoni che lo circondano.

Per questo può risultare particolarmente importante l’integrazione dell’educazione al linguaggio del bambino sordo. Tra le varie metodologie esistenti, si può scegliere tra vari metodi:

-il metodo orale;

-il metodo bimodale o misto;

-il metodo bilingue.

Il metodo orale si basa sul presupposto che il bambino sordo deve avere la possibilità di comunicare attraverso la parola, affinché possa inserirsi nella comunità udente.

Tra i metodi bimodali o misti, vale a dire metodi basati sull’oralismo, ma che utilizzano anche elementi manuali, tra i quali possiamo collocare il Cued Speech, ideato nel 1967 negli Stati Uniti, come supporto alla lettura labiale per le lingue che presentano maggiori difficoltà nel distinguere i fonemi.

Infine, il metodo bilingue prevede l’esposizione del bambino sordo a due lingue: lingua dei segni e lingua parlata/scritta.

Concentrandosi ora sul Cued Speech che è propriamente l’oggetto del nostro progetto, esso rappresenta un codice in cui i fonemi vengano espressi tramite determinate configurazioni in precise parti del viso e del busto (Figura 1 e 2). Ciò significa che si tratta di un codice per comprendere in maniera più chiara il labiale dei fonemi pronunciati.

Fonte: Dailycues.com

In Italia l’utilizzo di tale codice non è molto diffuso in quanto noi leggiamo i fonemi così come sono scritti, la nostra lingua è molto trasparente e di conseguenza siamo facilitati nella lettura del labiale.

Il francese e il polacco, lingue dei nostri partner di progetto, hanno invece molti fonemi che corrispondono a diverse lettere nella lingua scritta.

La sfida di questo progetto consiste proprio nel diffondere la conoscenza del Cued speech anche in Italia, per mostrare tutte le opzioni comunicative esistenti, e nel valutare i suoi possibili utilizzi nel contesto di persone ipoudenti ma anche le potenzialità nel caso di persone con altre tipologie di disturbo dell’apprendimento.

Ovviamente saremo supportate da un partner italiano esperto del settore, vale a dire l’Istituto dei Sordi di Torino.

Se foste interessati ad approfondire il tema del Cued Speech, vi invitiamo anche a visitare il sito ufficiale dell’associazione americana internazionale di riferimento: Cued Speech fully enables complete, effective communication and language acquisition in families with deaf, HH and or learning disabled infants and children

Presto sarà in arrivo il sito ufficiale del progetto!

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